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Cosa fai tu davanti al cambiamento?

Sinossi del Cambiamento

“Tommaso, a me sembra di essermi già abituata a questa condizione! Possibile?”

“Oh Là, ma sai che anche a me?”

Queste sono alcune chiacchiere che stanno avvenendo tra me e Tommaso e con diversi clienti/amici/collaboratori.
Abbiamo tutti una nuova zona di comfort.
Non vuole essere una provocazione, ma una riflessione su cosa è accaduto e sta accadendo dal momento dell’impatto interstellare covid-19.
Le fasi di risposta all’urto sono state abbastanza lineari:

  • immediata esibizione di resilienza con screenshot dei mosaici,
  • #iorestoacasa #andràtuttobene
  • persone che suonavano cose dal balcone,
  • Inno di Mameli (che comunque bene, probabilmente qualcuno avrà imparato le parole),
  • Il Silenzio. Lo stare nella consapevolezza.

Per il terzo principio della dinamica ogni azione ne corrisponde sempre una uguale e contraria e questa, tradotta in termini balistici, prende il nome di rinculo. E c’è da dire che il colpo è stato grosso. Il ritorno anche. E chissà cosa ci riserverà il futuro. Abbiamo perso tutti molto, troppo.

Ma da imprenditori (e da persone) non possiamo fermarci. Non dobbiamo fermarci. Esiste una curva che voglio mostrarvi.

Cambiamento: il modello di Kübler-Ross

Curva di Kubler Ross

La psicologa svizzera Elisabeth Kübler Ross nel 1970 ha studiato in particolar modo l’elaborazione del lutto nel suo lavoro con i malati terminali, individuando cinque fasi reattive dell’individuo quando perde una persona cara o gli viene diagnosticata una malattia grave. Le fasi, non necessariamente in quest’ordine, sono le seguenti:

  • negazione/rifiuto (non è possibile!),
  • rabbia (perché proprio a me?),
  • depressione (non sarà più come prima),
  • patteggiamento (salviamo il salvabile),
  • accettazione (mettiamoci l’animo in pace).

Il modello è stato adattato al cambiamento manageriale, per i casi in cui l’individuo o una struttura organizzativa si trovano a subire cambiamenti non decisi da loro, non previsti, non compresi.

Alla curva principale che tiene conto delle cinque fasi reattive, si aggiunge la linea piatta di chi fa finta di niente e continua il suo business as usual (si tratta in genere di persone che occupano posizioni privilegiate e protette).

Alcuni possono reagire in modo positivo perché vedono nel cambiamento opportunità di miglioramento per sé e per l’azienda, e arriveranno più agevolmente ad integrarsi nella situazione rinnovata (agenti o evangelisti del cambiamento). Altri infine non riescono a integrarsi, o non vogliono farlo (persone poco motivate o prossime alla pensione), e restano nella fase di depressione sfogandosi con sterili lamentele.

Il cambiamento in realtà è sempre stato presente, ma nello scenario odierno il mondo si muove in modo molto più veloce rispetto al passato e noi non siamo abituati a questo dinamismo. Quindi tendiamo a respingerlo e a trovare alibi che ci sollevino da quello che può essere percepito come un oneroso fardello. Alcuni pensano che il cambiamento sia una cosa che non li riguarda ma in questo momento di forte transizione, tutti, nessuno escluso, sono chiamati a rimettersi in discussione, a rivedere il proprio modo di intendere il mercato del lavoro, la propria azienda, il proprio ruolo e anche tutto il resto.

Il cambiamento si può scegliere. O no.

Anche ora c’è chi sta usando tempo per creare e chi si è fermato per vedere Netflix in maniera passiva (ovvero accendo il device e mi spiaggio sul divano).

La realtà è che il vero cambiamento avviene prima all’interno. Quello che noto più frequentemente durante le call e le conferenze che stiamo facendo è che le persone disorientate e impaurite dalle trasformazioni continue tendono a cercare all’esterno le chiavi per poter risolvere il problema e si mettono in attesa che qualcuno li salvi.

Già, proprio oggi un imprenditore mi ha detto: “Io voglio fare ciò che facevo. Intanto con i 600 euro dello Stato sto in piedi, poi si vedrà”. Ho provato a contare fino a 10, te lo giuro, ma arrivata a 4 gli ho detto ciò che penso: e cioè che il suo non è un atteggiamento da imprenditore.

Mai come oggi, ognuno deve assumersi la responsabilità di sé stesso, innanzitutto, e diventare ‘padrone’ del proprio contesto di riferimento. Questo aspetto per molti rappresenta una novità, soprattutto quando si è dipendenti di un’azienda e ci si aspetta che ci sia qualcuno più in alto in ruolo a fornire le risposte ai quesiti chiave. Ma da imprenditori di certo l’atteggiamento non può essere quello di chi sta fermo. 

Affrontare questo salto di paradigma vuol dire guardarsi dentro, arrivare al cuore delle nostre convinzioni più profonde e passarle al setaccio con spirito critico. E’ proprio in questa situazione che le competenze che compongono l’intelligenza emotiva diventano cruciali per l’evoluzione dell’individuo e del business.

Qual è il tuo ruolo davanti al cambiamento? Come ti fa sentire? Quali sono le misure che hai adottato per il tuo futuro? Come rivoluzionerai il tuo modello di business? Scrivimelo nei commenti, sarò felice di leggerti e condividere con te.

3 responses on "Cosa fai tu davanti al cambiamento?"

  1. Sto cercando di capire COME muovermi nel mercato futuro:
    sento colleghi che hanno in testa progetti ed idee, onestamente non ne ho, non so COME cavalcare l’onda in arrivo.
    Non resto in casa…non ho la tv, non mi interessa.
    Vado a lavorare per recuperare ritardi e per non sentirmi in colpa;
    studio e guardo tantissimi webinar cercando di trarne idee e conoscenza.
    Detto ciò, se mi chiedete come affrontare il futuro, beh, non saprei rispondere.
    Sono a caccia di consigli e soluzioni…

  2. Avrei scitto la stessa cosa di Fabiana. Identica. Grazie

  3. Di certo non possiamo più contare su ciò che facevamo, almeno nelle prossime settimane. La fotografia ha diverse categorie diverse fonti di guadagno. Noi personalmente ci occupiamo dell’ 80% di matrimoni e il restante 20% di maternity, newborn e stampa, sto pensando di invertire le percentuali spingendo questi ultimi servizi che se lo avessi fatto in modo costante nel passato oggi starei più tranquillo.

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