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Libero professionista: meglio lavorare a progetto o a tariffa oraria?

Lavorare come libero professionista, o freelance che dir si voglia, ha dei pro e dei contro. Di sicuro se hai preferito questa modalità è perché apprezzi la libertà che ti concede – libertà di decidere quali orari dedicare al lavoro e di cambiarli giorno per giorno, libertà di essere il capo di te stesso e di scegliere a quali progetti dedicarti e quali rifiutare.

D’altro canto, soprattutto all’inizio, ti troverai ad affrontare la spinosa questione delle tariffe e dei pagamenti. Essere libero professionista può significare guadagnare svariate migliaia di euro un mese e nulla quello successivo. Ma soprattutto ti trovi di fronte a una decisione strategica: è meglio farsi pagare a progetto o a tariffa oraria?

Cerchiamo di individuare le differenze fra i due sistemi, per capire quale faccia più al caso tuo.

Modalità di lavoro freelance: a tariffa oraria o a progetto?

Per quanto ci siano alcune variazioni sul tema, i sistemi principali per calcolare i costi da addebitare ai clienti sono due: quello a tariffa oraria e quello a progetto, o a budget.

Anche in questo caso, non è tutto bianco o nero. Entrambi i metodi hanno dei vantaggi e si rivelano adatti per situazioni specifiche, ma presentano anche dei limiti che dovrai necessariamente tenere in considerazione.

Libero professionista a tariffa oraria

Lavorare come freelance con questa modalità significa calcolare una tariffa oraria specifica e addebitarla al cliente a consuntivo, in base alla quantità di ore utilizzate per completare il compito richiesto. Se sei un libero professionista alle prime armi, questo è di sicuro il sistema più semplice per iniziare a prendere dimestichezza con preventivi e quotazioni varie.

Il primissimo step da percorrere è ovviamente quello di stabilire la tua personale tariffa. Come farlo? Parti da una stima di quanto vorresti incassare in un anno (al netto di tasse e contributi vari), poi dividilo per le ore che intendi dedicare al lavoro.

Ad esempio: vuoi guadagnare 50.000€, lavorando 30 ore settimanali per 48 settimane all’anno? Allora il tuo compenso orario, calcolato a ritroso in base a queste informazioni, dovrà essere di 35€.

Stabilito questo è tutto – apparentemente – molto semplice: i tuoi clienti dovranno pagarti 35€ per ogni ora che dedicherai loro, comprese quelle non previste inizialmente e necessarie per rispondere a richieste avanzate in corsa. Dietro questa modalità però si nasconde una grossa insidia, ovvero quella di non poter alzare più di tanto l’asticella del fatturato. Le ore di una giornata non sono infinite, infatti, e ciò ti limita nell’aumentare il margine di guadagno… cosa che molto probabilmente ti troverai a voler fare dopo qualche anno di attività.

C’è anche un altro problema, più sottile ma non meno pericoloso: lavorare a ore fa sì che tu sia portato a essere meno produttivo. Inconsciamente, sai che più ore lavori più guadagni per cui tendi a rallentare, mentre la produttività vorrebbe portarti a fare il contrario diminuendo i tempi di esecuzione. Senza contare il fatto che dovrai accordarti coi tuoi clienti per stabilire un metodo di tracciamento del tempo effettivamente dedicato al lavoro e quali siano le attività precise da tenere in considerazione.

Insomma, lavorare a ore può essere utile a chi sta iniziando la sua carriera come libero professionista oppure a chi si occupa di ambiti particolari come la formazione e le consulenze. I lati negativi che questa modalità porta con sé sono però parecchi… e – guarda caso – possono essere risolti dalla tariffazione a progetto.

Freelance a progetto

Lavorare a progetto, per un freelance, significa farsi pagare per il valore che si fornisce invece che per il proprio tempo. Al tuo cliente tendenzialmente non importa che tu impieghi 30 minuti o 30 ore per svolgere il compito che ti ha commissionato: gli interessa solo il risultato, l’obiettivo che il tuo lavoro gli permetterà di raggiungere.

In pratica in questo modo non vendi più il tuo tempo, ma la tua competenza. Paradossalmente potresti davvero metterci 30 minuti a portare a termine il tuo task – ma magari è qualcosa che racchiude in sé un grande valore, per cui potresti essere pagato decine o centinaia di euro.

È molto facile capire che in questo caso puoi raggiungere obiettivi di fatturato ben diversi, perché non sei vincolato alle ore lavorative disponibili in una giornata. È chiaro anche che devi essere capace di far percepire al cliente il valore di ciò che gli stai offrendo, altrimenti rischi che giudichi le tue richieste come sproporzionate.

Essere un freelance che lavora a budget non è però tutto rose e fiori: se non stimi accuratamente il tempo necessario per completare il lavoro e non trovi un modo per gestire efficacemente le eventuali richieste ricevute in corso d’opera, rischi di ritrovarti a faticare moltissimo e guadagnare molto poco in proporzione.

Il nostro consiglio è quindi quello di essere autodisciplinati e organizzati, facendo firmare al cliente un contratto che espliciti in maniera chiara quello che è incluso nel preventivo e quello che, invece, verrà fatturato a parte. Scommettiamo che, così, le richieste di cambiamenti a lavoro avviato saranno veramente sporadiche?!

Conclusioni

In definitiva, non c’è un metodo giusto o sbagliato per stabilire le proprie tariffe da libero professionista. Tutto dipende dal tipo di attività svolta e dagli obiettivi: preferisci avere una chiara idea di quanto guadagnerai mese per mese in base alle ore di lavoro effettivo, oppure accettare il rischio di lavorare a progetto e puntare ad aumentare il fatturato annuo?

Nulla ti vieta di mutare modalità nel corso del tempo, oppure addirittura in base al cliente e alle sue richieste. Essere freelance vuol dire anche questo: scegliere liberamente e poter cambiare idea.

Se però, al momento, le tue idee al riguardo sono poche e ben confuse, magari puoi trarre giovamento da un piccolo aiutino: richiedi una consulenza gratuita con noi e ti indirizzeremo verso la soluzione migliore per le tue esigenze.

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